Il Governo non ha ancora deciso sul gioco d’azzardo legale

feb - 25 2021 | By

Durante la pandemìa la difesa del mondo dei giochi da parte di chi scrive è davvero totale, appassionata, a volte anche cattiva nei confronti del Premier e della sua ostinata quanto “irresponsabile” valutazione circa il rischio delle attività ludiche considerato medio/alto che ha portato la conseguenza, ancora viva e vegeta, della completa chiusura delle attività di gioco. Tuttora, il territorio da nord a sud dello Stivale si trova senza gioco, ma sinceramente non è l’unica cosa che manca, special modo in questo periodo natalizio dove tutti avremmo desiderato vivere in altra atmosfera visto che le tradizioni sono ultime a morire, persino di fronte alla pandemìa. Infatti, la popolazione è alla ricerca del “suo vecchio Natale” e non di quello “mascherato” di oggi, del distanziamento, completato dalla lontananza dagli amici che di consuetudini allietano le festività di ognuno. E nonostante questi desideri repressi di tutti gli italiani, è giocoforza affrontare il periodo natalizio con estrema attenzione per evitare di continuare a fare una vita così condizionata ed in ostaggio di un nemico subdolo, severo, improvviso che ha tolto persino il divertimento e l’intrattenimento dal nostro quotidiano.

In effetti, il gioco pubblico è sparito da tutto il territorio ed ha lasciato spazio a quello online che, però, non è la stessa cosa del gioco terrestre, ma sparizione che sconvolge la vita commerciale di tanti operatori e di tanti lavoratori del settore. Quello che turba maggiormente gli addetti ai lavori del gioco, a prescindere da questa chiusura continuata ed assurda che comporta in ogni caso a non avere fatturato da troppi mesi, è la discriminazione e la disparità di trattamento che viene imposta ai giochi. Ogni giorno diventa sempre più evidente come è sempre più palese che il Governo centrale non abbia proprio voluto decidere il vero destino di questo settore: e sicuramente non è la prima volta. Disparità che è più che evidente se si considera che tanti esercizi aperti risultano più rischiosi dei punti del gioco laddove, invece, non si è ancora verificato alcun focolaio di contagio. Ma questo sembra non interessare il Premier che non ha avuto neppure la decenza di ascoltare le richieste delle associazioni di categoria.

Cosa che, forse, sarà costretto a fare in relazione ad una recentissima serie di istanze che gli sono state inoltrate per sottolineare che tante imprese di gioco ritengono le decisioni che sono state assunte per il gioco illegittime. Si vedrà, quindi, se anche in questo caso non si vorrà decidere, oppure se in questa occasione queste “Riserve di Stato” ribelli risulteranno degne di una risposta istituzionale, considerando che per bar, ristoranti ed altri locali si continua a parlare di orari di apertura e di restrizioni: il gioco pubblico, e tutti i giochi d’azzardo che puoi trovare nei migliori casino online, rimane chiuso “senza se e senza ma” e non serve discuterne, neppure con una limitazione di orario o di qualcos’altro. Si chiudono migliaia di attività che non si sa se alla ripartenza dell’economia vi saranno delle imprese superstiti che riusciranno a bypassare questo periodo emergenziale. Solo questo atteggiamento del Governo centrale potrebbe tradursi palesemente in discriminazione.

Cosa che fa anche riflettere sul perché il principio che si applica in altri settori nel tenere in considerazione “il colore” dei vari territori per le aperture delle attività commerciali non viene, di fatto, preso in considerazione per il mondo dei giochi. Quindi, indipendentemente che si sia in zona gialla, arancione o rossa il gioco viene chiuso, ovviamente quello fisico, mentre rimane (per fortuna) aperto il gioco online o quello delle Lotterie (dello scontrino) od ancora quello illegale che funziona sempre h/24 anche sul territorio oltre che online. Questo agli addetti ai lavori appare ingiusto, intollerabile, ipocrita e giustifica quella presa di posizione di tanti operatori che hanno presentato le istanze di revoca della decisione di chiusura delle attività di gioco ritenendola illegittima ed assolutamente non giustificata. Si vedrà a questo punto se la ferrea “non decisione” del Governo centrale sul gioco perdurerà ancora: così insieme alla ripresa della risalita della curva dei contagi ci si dovrà occupare anche del problema del gioco per mettere sotto ulteriore pressione l’attuale Esecutivo che sembra preso di mira da tutte le parti e da qualsiasi settore.

Sono tutti scontenti dei provvedimenti che mano a mano sono stati pubblicati, delle decisioni assunte relativamente ai ristori od alle risorse, della cassa integrazione e di quant’altro sembrerebbe stato deciso dal Premier. Tanto per cambiare il gioco pubblico si trova sempre nella stessa condizione di combattere per “sopravvivere” e non sa più cosa inventarsi per tornare ad essere quel settore del gioco importante e considerato dai vari Esecutivi che si sono succeduti e che per anni si sono rivolti alle sue “corpose risorse” per la quadratura dei bilanci dello Stato. E non accadeva poi tanti anni fa: quando il settore con tutte le sue innumerevoli imprese era la terza economia del Paese: ma forse il Governo centrale non avrebbe bisogno ancora dell’aiuto del gioco per affrontare una ripartenza che non si presenza facile nella sua realizzazione?

Infatti, ha pensato alla Lotteria degli Scontrini per “raggranellare” risorse che oggi sono senza dubbio indispensabili per poter ripartire e fare in modo di poter sostenere, anche se in modi abbastanza astrusi e molto complicati da raggiungere, un numero considerevole di imprese costrette alla chiusura per la pandemìa. Ma, ovviamente, non a quelle del gioco pubblico se non in ridicola parte e con importi infinitesimali che non risolvono alcun problema. D’altra parte, la gestione della pandemìa nel nostro Paese continua a creare scontento, discussioni, critiche numerose proprio in relazione alla disciplina delle chiusure che a volte appare incoerente e “bizzarra”. Come appare bizzarro continuare a cambiare idea sull’apertura e sulle chiusure: sulla decisione dei settori che possono aprire i battenti e come lo devono fare. Insomma, si può certamente affermare che vi sono comparti come la ristorazione che non riesce ad organizzarsi ed a comprendere cosa si dovrà fare il giorno dopo: magari ci si preoccupa di fare approvvigionamenti perché si pensa all’apertura che dopo viene sospesa inaspettatamente e senza preavviso.

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